Il paese non ricordo come si chiamasse, ricordo che incominciammo a salire una specie di collina o forse montagna, e notavo dai finestrini del furgone, che intanto incominciava ad entrare nel paese, che le persone che si accingevano ad andare alla festa erano tutti vestiti con maglioni di lana! Ignari della situazione meteorologica, parcheggiammo vicino al palco dei festeggiamenti e scendemmo dal furgone. Mancava solo la neve!!!  Due minuti e avevo già il morbo di Parkinson. Salito sul palco, ci trovai il mitico (fino ad allora mai visto da vicino) piano elettrico Fender! Penso di essere stato il primo in Italia a ballare il merengue. Anche suonando non riuscivo a stare fermo, tra il far suonare il piano e il freddo che aumentava sempre più.  Il repertorio di Mario, era dalla famosa “ un’ora sola ti vorrei” ad alcune che lui aveva scritto ma mai pubblicate. In questi ultimi brani aveva fatto in modo di lasciare spazio alla nostra improvvisazione musicale. Il più fantasista era uno dei due sassofonisti che avevamo, il maestro Peppe Russo, che in quel periodo lavorava anche con Maria Pappalardo e il gruppo de “Il giardino dei semplici”, altro noto gruppo napoletano. Un Maestro. A fine serata, medaglie, coppe, elogi a tutti, poi non ricordo più niente, salii sul furgone e forse mi addormentai. L’esperienza con Mario continuò ancora per poco, poi si ammalò e in pochissimo tempo ci lasciò. Forse da allora starà cantando insieme ad un coro di Angeli, e se non è così, gli Angeli non sanno cosa si perdono. Purtroppo, per me, non ho nessuna foto che mi ritrae con il grande Mario, poiché il fotografo che molte volte veniva con noi, era il fratello del chitarrista, faceva foto solo a lui e a Mario naturalmente. Per questo, se navigate sul web dove si “ parla “ di Mario Musella, non troverete nessuna foto mia. Io ho quelle personali, che non posso farvi vedere perché si trovano nel mio cuore e nella mia mente. Non suonando più con Mario, ora non dovevo più dividermi dal mio gruppo, Non per essere presuntuoso, ma suonavamo bene anche se avevamo strumenti comprati usati, a cambiali, cosa che da anni non esiste più, ma riuscivamo lo stesso a creare armonie gradevoli per le orecchie. C’eravamo specializzati "vocalmente", i nostri cavalli di battaglia erano Matia Bazar, Il giardino dei semplici, i Pooh e naturalmente dove esistevano armonizzazioni del genere.   Continua