Nella sala prove, venivano spesso a provare per poi essere accompagnati da noi nei loro concerti, anche dei "bambini cantanti" che avevano già fatto anche qualche disco. Immaginate una canzone con un testo da adulto con frasi a doppio senso cantata con una voce da bambino. Ci sarebbero volute bastonate sui denti, ( non a loro poverini ), ma ai loro genitori che oltre a rubare loro l’infanzia, che come ogni cosa, non torna più, spendevano soldi per quei inutili dischi al posto di goderseli con loro. Purtroppo ancora oggi è così! I cantanti, dopo anni passati in sale di incisioni, di serate di piazze, non si capiscono ancora che diventare famosi come un Eros Ramazzotti, Zucchero, Giorgia, Pausini ecc. non è per niente facile. Questo è un mondo (musicale) che se sei giovanissimo, devi fare la valigia, andare via dalla tua città, sopratutto se vivi a Napoli,  e se fai a gomitate tutti i giorni per far sentire la tua voce, forse ti potrà capitare un’occasione. Ma ricorda, specialmente se hai talento da vendere e se hai amici discografici, di registrazione o se dovessi essere un intimo amico di Gigi D’alessio, sarà sempre difficile perché grazie ai computer, agli mp3 e alle bancarelle non si vende più un cd. I produttori non incassano più come negli anni passati e di conseguenza non rischiano più i loro soldi. Allora dovresti produrti da solo, che detto così sembra facile, ma nella realtà dobbiamo parlare di migliaia e migliaia di euro. Perché non basta fare solo il cd ma è tutto il lavoro che si fa dopo per pubblicizzarlo! Rai, Fininvest, farlo trasmettere dalle radio più ascoltate. Voglio dare un consiglio a chi vuole per forza calcare le tavole dei palchi di tutta Italia o del mondo: non avere legami sentimentali (prerogativa importante) anche verso i genitori, essere un bravo musicista, che oltre a saper  leggere gli spartiti come se si leggesse un quotidiano, avere anche un buon orecchio musicale. Successo, soldi e notorietà in questo ambiente, sono garantiti. Si fa solo una vita di merda. Ma torniamo ai ricordi. Nel 1979 ebbi la fortuna di conoscere il Maestro Mario Musella, noto cantante degli SHOMEN. Qualcuno lo ricorderà sicuramente. Cantante bassista del mitico gruppo musicale degli anni 60-70. Agli inizi degli anni 70, abbandonato il gruppo, Mario decise di continuare la carriera da solo. Tanti sono stati i successi, e tante sono state le città che lo hanno ospitato, anche Marano lo ha fatto e ha fatto in modo di farmelo conoscere, sebbene per poco. Anche io feci parte del suo gruppo, devo dire, purtroppo, l’ultimo. Con Mario, mi vedevo tutti i giorni, lo prelevavo a casa sua con la mia fiat 500 my car, e via. Era un grande amico, il tempo con lui passava velocissimo, si parlava di tutto, specialmente del suo futuro musicale ma mai del suo passato. Mario soffriva un po' di  depressione dovuta forse per essersi separato dalla moglie  o forse per lo scioglimento del mitico gruppo, questo non si  è mai saputo, anche perché lui non accennava mai a niente. Era piacevole uscire con lui  essendo un artista famoso, ovunque andavamo, c’erano sempre decine di strette di mano e questo faceva sentire una Star anche me. Mi ricordo la prima serata che feci con Mario: mese di agosto, un caldo afoso, era una di quelle sere da stare in casa in mutande e io invece ero per strada con jeans e camicia a maniche corte. Appuntamento ore 20,00 per il  solito appello presso la sala prove, poi caricato gli strumenti nel furgone con la scritta “ Mario Musella e la sua orchestra” si partì. Giorni prima, mi avevano detto, che la serata era a 30 Km da Benevento. Incominciammo a viaggiare, l’autostrada non finiva mai, a metà percorso, venni a sapere che la nostra meta era Avellino, e dopo un’altra ora seppi che era a 30 Km dopo Avellino.  Continua